Per urgenza 24h centralino: +41 (0) 91 805 31 11 info@cardiocentro.org
Assistenza al paziente

All’interno di quest’area troverà tutte le informazioni utili che hanno lo scopo di rendere più confortevole il suo soggiorno al Cardiocentro.

In Evidenza
Specialità

Grazie alla sinergia di cardiologi, cardiochirurghi e cardioanestesisti, il Cardiocentro mette a disposizione tecniche chirurgiche sempre meno invasive e le più aggiornate procedure interventistiche.

Cardiocentro

Gestito da una fondazione no-profit e integrato nel servizio sanitario cantonale, il Cardiocentro Ticino è una clinica universitaria all’avanguardia e altamente specializzata in Cardiologia, Cardiochirurgia e Cardioanestesia.

Domande frequenti dei pazienti

Un intervento Cardiochirurgico ci pone spesso davanti ad una serie di domande. Qui troverà alcune risposte e potrà formularci le sue domande.

Domande frequenti dei pazienti

Un intervento Cardiochirurgico ci pone spesso davanti ad una serie di domande. Qui troverà alcune risposte e potrà formularci le sue domande.

Domande frequenti dei pazienti

Le spiegazioni che seguono si basano sull’esperienza e affrontano le principali domande poste dai pazienti e dai loro famigliari durante i colloqui che di norma precedono e seguono l’operazione chirurgica.

Se non dovesse trovare risposte adeguate ai suoi dubbi, se volesse sentire una seconda opinione o magari un consiglio, non esiti a contattarci utilizzando il form nella pagina.

Cardiochirurgia mini-invasiva / Innovazioni della cardiochirurgia

Cosa significa “mini-invasivo”?

“Mini-invasivo” significa che si esegue un’operazione “aperta” (ovvero in modo tradizionale, incidendo i vari strati di tessuto fino alla sede da trattare) con una tecnica di intervento minimamente lesiva dell’integrità del corpo.

In genere si associa questo termine a ferite decisamente più piccole, “mini-ferite”, ma la minore invasività di un intervento può anche significare, in cardiochirurgia, che si effettua un’operazione non attraverso una “mini-ferita” (e dunque da questo punto di vista in modo convenzionale), senza tuttavia usare la macchina cuore-polmone, cioè senza circolazione extracorporea.

Un esempio di intervento “mini-invasivo” con “mini-ferita” è un’operazione alla valvola tramite una piccola apertura laterale sulla gabbia toracica (la macchina cuore polmone, assolutamente necessaria per questo intervento, si collega praticando un taglietto all’inguine o sotto la clavicola destra).

Per la seconda categoria si può fare l’esempio di un’operazione di bypass aortocoronarico a cuore battente tramite un’apertura dello sterno (sternotomia) convenzionale, senza però l’utilizzo della macchina cuore polmone.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dalla cardiochirurgia mini-invasiva?

I vantaggi di un intervento con una ferita piccola sono la riduzione dei dolori post-operatori e gli indiscutibili vantaggi estetici.

Gli svantaggi sono legati al fatto che si tratta di un’operazione tecnicamente più complessa e spesso di durata maggiore rispetto a un’operazione convenzionale.

In caso di difficoltà riscontrate nel corso dell’operazione può succedere che durante l’intervento si debba cambiare strategia e passare alla tecnica convenzionale.

Criteri di qualità in cardiochirurgia

Da cosa si riconosce un “buon” cardiochirurgo?

Difficile rispondere a questa domanda.
Certo ci sono alcuni criteri oggettivi su cui basarsi: la reputazione e il rispetto che gode il chirurgo tra i suoi colleghi (può chiedere al suo medico curante o al cardiologo) e tra il personale infermieristico; il suo curriculum e la sua carriera (informazioni che si ottengono facilmente in Internet).

La cosa più importante rimane però l’impressione che le dà il chirurgo durante il colloquio pre-operatorio. Valuti lei stesso se si sente in buone, sicure mani, se il medico le ha dedicato abbastanza tempo e attenzione e come ha risposto alle sue domande.

Gli chieda pure della sua carriera e lo interroghi su esperienze precedenti. Grado professionale, titoli di studio e pubblicazioni hanno il loro ruolo, ma nulla è importante quanto la sua stessa fiducia e le sue sensazioni per convincersi che il chirurgo è quello giusto per lei.

Cure generali / Reparto

Mio padre è stato trasferito dalle cure intensive al reparto. Non è troppo presto?

È una domanda che viene posta spesso. La decisione di trasferire un paziente dalle cure intensive al reparto si basa sulla valutazione di parametri obiettivi: lo stato clinico del malato, il suo decorso fino a quel momento e quello che si stima possa essere il suo decorso fino alla guarigione.

Per quanto possa apparire semplice valutare i parametri obiettivi, a volte può risultare difficile, anche per il medico stesso, prevedere l’evolversi del decorso. Nel dubbio, si opta per una degenza prolungata in cure intensive. A volte, il trasferimento in reparto (per quanto possa sembrare una decisione coraggiosa) è un passo decisivo per la guarigione del paziente.

La medicina non è come la fisica o la chimica, esistono tante zone grigie: le decisioni vengono prese sulla base del sapere e della conoscenza medica, ma anche affidandosi all’esperienza e all’impressione che dà il paziente.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere in reparto?

L’obiettivo in reparto è quello di sostenere il paziente affinché riacquisti la sua autonomia e la sua efficienza. Verrà mobilizzato sempre di più, verranno sorvegliate le ferite chirurgiche e verranno trattate le conseguenze dell’operazione.

Come mai le mani e i piedi di mia mamma sono così gonfi?

È una conseguenza diretta, e comunque passeggera, dell’operazione.
Si tratta di liquidi superflui che vengono momentaneamente depositati nei tessuti.
Uno degli obiettivi nella fase post-operatoria è proprio quello di eliminare questi liquidi in eccesso e questo obiettivo in genere si raggiunge nella prima settimana dopo l’intervento.
A volte è necessario qualche giorno in più, ma è comunque una situazione prevista che non deve destare preoccupazione.

I medici ci dicono che mio marito verrà dimesso tra poco. Ma a casa come andranno le cose? E se gli succedesse qualcosa?

La dimissione viene decisa solamente nel momento in cui il paziente ha riacquisito la sua autonomia e si valuta che possa trovarsi bene a casa o in un centro riabilitativo.

Prima della dimissione vengono effettuati degli esami di controllo, proprio per confermare l’idoneità all’uscita dall’ospedale.
È chiaro che il paziente non è pronto a riprendere subito tutte le attività che vorrebbe, ci vuole un po’ di tempo, ma piano piano ci arriva.
È certamente utile se a casa è presente qualcuno che può dare una mano al paziente in quelle attività in cui necessita ancora un po’ di sostegno.
Dovessero insorgere problemi o semplicemente dubbi, è molto importante prendere contatto con i medici che hanno avuto in cura il paziente.
Dopo la dimissione è consigliata una terapia riabilitativa, impostata e sorvegliata da medici cardiologi specialisti, che ha come scopo quello di migliorare la prestazione fisica e la tolleranza allo sforzo del paziente dopo l’intervento.

Dimissione dall’ospedale

Cosa dovrò fare dopo la dimissione? Cosa accadrà una volta dimesso?

Alla dimissione, è auspicabile che uno dei suoi cari la accompagni a casa. È vero, ha riacquisito la sua indipendenza, ma è meglio non esagerare e accettare aiuto per lo svolgimento di attività quotidiane come fare la spesa, o il bucato, … Dovesse essere pianificata una riabilitazione per i giorni successivi alla dimissione, dovrà attenersi alle prescrizioni del centro riabilitativo.
Importante: pazienti operati con l’accesso tradizionale (sternotomia) non potranno guidare l’automobile per le 4 settimane successive all’intervento e non dovranno sollevare pesi maggiori di 5 Kg!
Se avesse la sensazione che le sue condizioni di salute non sono soddisfacenti o non sono come lei pensa dovrebbero essere, non esiti a contattare i medici dell’ospedale dove è stato operato.

Quant’è importante la riabilitazione?

La terapia riabilitativa dopo l’operazione è una componente importante del piano di trattamento della sua malattia cardiaca. Durante questa terapia e dunque sotto controllo verrà sempre più sollecitato fisicamente (sport, passeggiate), finché passo dopo passo il suo corpo e il suo cuore non saranno pronti per sforzi maggiori, sempre seguendo un programma controllato. Spesso alla riabilitazione fisica viene integrato un regime alimentare finalizzato a renderla consapevole di come far durare più a lungo il buon risultato dell’operazione, oltre a favorire una eventuale riduzione di peso, se auspicata. Il periodo dopo l’operazione è particolarmente adatto a impostare positivi cambiamenti nello stile di vita, e la terapia riabilitativa rafforza questa tendenza favorevole.

Una riabilitazione può essere anche ambulatoriale o questo potrebbe risultare pericoloso?

La terapia riabilitativa può essere seguita sia come paziente ambulante sia come paziente degente. Entrambe le possibilità presentano vantaggi e svantaggi, ma l’importante è raggiungere l’obiettivo: aumentare la capacità di rendimento e di mobilità come pure – e questo vale soprattutto per i pazienti più giovani – introdurre qualche cambiamento nello stile di vita (alimentazione e gestione dello stress). Ne parli con il suo medico e si faccia consigliare il tipo di riabilitazione è più adatto a lei.

Se non ha trovato risposta alla sua domanda compili il form qui sotto: le risponderemo al più presto. I suoi quesiti sono una risorsa per tutti i pazienti






 
 

Cardiocentro Ticino

Via Tesserete 48
CH-6900 Lugano
info@cardiocentro.org

Riferimenti

Segreteria Primariato

Sig.ra Chantal Zurfluh
Tel. +41 (0)91 805 31 44
Fax +41 (0)91 805 31 48

Invia email alla Segreteria

Prof. Dr. med. Stefanos Demertzis
Primario Cardiochirurgia

Direttore Scientifico