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Una ricerca del CCT nel network scientifico europeo contro l’infarto

Il progetto ha ottenuto un finanziamento dal Fondo Nazionale Svizzero, che ne ha riconosciuto l’importanza e l’originalità

Tra le possibili strategie finalizzate a ridurre i danni che il muscolo cardiaco subisce a seguito di un evento ischemico, la comunità scientifica sta rivolgendo particolare attenzione alla possibilità di sviluppare “terapie combinate” che possano agire per migliorare la sopravvivenza delle cellule e, allo stesso tempo, contrastare i fenomeni infiammatori, responsabili tra l’altro della progressiva formazione di tessuto cicatriziale in luogo di quello funzionale.

In tale contesto l’Unione Europea ha finanziato un progetto (EU-COST 16225) con l’intento di creare un network scientifico che valuti tutti i possibili approcci sperimentali basati su l’utilizzo di terapie combinate. Sulla base di questa iniziativa europea, il Fondo Nazionale Svizzero ha selezionato un progetto di ricerca che porta la firma del Dr. Lucio Barile del Laboratorio di Cardiologia Cellulare e Molecolare del Cardiocentro Ticino. Al progetto è stato stanziato un finanziamento di circa 300’000 CHF.

“La ricerca – spiega il Dr. Barile – studierà una terapia combinata basata sugli esosomi, nanoparticelle extracellulari prodotte da tutte le cellule dell’organismo e mediatori cruciali nella comunicazione intercellulare. Attraverso gli esosomi, le cellule cardiache esprimono anche la loro risposta allo stress di un infarto, e a seconda del tipo di cellula che li rilascia essi possono svolgere una funzione positiva, stimolando la sopravvivenza dei cardiomiociti, le cellule funzionali del cuore, o negativa e ‘tossica’, per esempio se a produrli sono cellule infiammatorie attivate dall’evento ischemico. La ricerca si basa sull’ipotesi che combinando l’uso di esosomi derivati da cellule progenitrici cardiache
con l’inibizione del rilascio di esosomi ‘tossici’ nelle primissime fasi dell’infarto, saremo in grado di ottenere un rilevante effetto di cardioprotezione”.

“Per la prima volta – continua Barile – si sperimenta un approccio che prende in considerazione due aspetti fondamentali della patologia dell’infarto acuto: la morte delle cellule funzionali del cuore e la risposta infiammatoria sono considerati e affrontati insieme.
In caso di successo, questo approccio contribuirà a modificare gli obiettivi terapeutici per la cardioprotezione ed eventualmente a sviluppare nuovi biomarker diagnostici”.

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