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È nata FCRE
Aprile 2013

Con l'acquisizione e la riqualificazione degli spazi ex Inpharzam Ricerche di Taverne, prende ufficialmente il via l'attività di FCRE una fondazione per sostenere la ricerca biomedica e biotecnologica ticinese.

FCRE – Foundation for Cardiological Research and Education. Una fondazione per sostenere la ricerca biomedica e biotecnologica nell’area luganese.

 

Con l’acquisizione e la riqualificazione degli spazi ex Inpharzam Ricerche di Taverne, 1600 metri quadrati di superficie coperta dove troveranno spazio laboratori di ricerca e dove si incoraggeranno l’insediamento di nuove start-up e l’avvio di progetti in ambito biomedico e biotecnologico, prende ufficialmente il via l’attività di FCRE, un passaggio fondamentale per sviluppo di un polo della ricerca in Ticino e nell’area Luganese.

 

Dichiarazione del Sig. Claudio Massa, presidente FCRE


La “Foundation for Cardiological Research and Education (FCRE) è una fondazione nata con l’obiettivo di incoraggiare, sostenere e coordinare la ricerca applicata e la formazione dei ricercatori che operano sul territorio luganese. Insieme con le parole ‘Ricerca’ e ‘Formazione’, nel nome della fondazione è presente anche l’aggettivo ‘Cardiological’. Il riferimento all’ambito cardiologico, tuttavia, non deve essere inteso come una limitazione dell’interesse e dell’impegno a quello specifico settore, quanto piuttosto come un richiamo e un riconoscimento al ruolo trainante e di stimolo che in questo decennio la presenza del Cardiocentro ha rappresentato per il nostro territorio. In questi anni, all’interno del Cardiocentro Ticino e in altre realtà ad esso direttamente collegate si sono sviluppati progetti di ricerca di grande interesse, la cui crescente importanza pone oggi l’esigenza di individuare e implementare una struttura di supporto più specifica, più puntuale e più dedicata. FCRE nasce in risposta a questa esigenza. Tuttavia la Fondazione intende guardare ben oltre il Cardiocentro e la ricerca che coinvolge il Cardiocentro. Il punto di forza di questo progetto è soprattutto nell’apertura incondizionata a tutti i soggetti che condividono un impegno forte sul fronte della ricerca in ambito biomedico e biotecnologico. Fondamentali, in questo senso, sono le sinergie con l’Ente Ospedaliero, già avviate e che si cercherà di potenziare nella forma di un coinvolgimento quanto più istituzionale possibile, con l’USI – anche nella prospettiva dell’auspicato e ormai prossimo avvio di una specializzazione universitaria in medicina –, con la SUPSI, che è un riferimento sempre più autorevole per gran parte della ricerca che si svolge in Ticino, con società private come la Swiss Stem Cell Bank, con l’industria. Quello di creare e consolidare dei rapporti concreti e continui con l’industria sarà uno degli impegni chiave di FCRE, e devo dire che un primo incoraggiante risultato di questo impegno è l’acquisizione da parte di FCRE dei 1600 metri quadrati ex Inpharzam Ricerche a Taverne, dove stiamo lavorando per adattare gli spazi alle nostre esigenze e dove presto vi inviteremo per una cerimonia di inaugurazione. Ringrazio pubblicamente la Zambon per averci ceduto un’area così vasta e così perfettamente adatta alle nostre finalità, per accogliere e promuovere nuove start up, per mettere i nostri ricercatori nelle migliori condizioni per esprimere i loro talenti. Il progetto dell’area prevede la creazione di uno spazio comune, con tecnologie, laboratori e strumenti a disposizione di tutti, e ciò con la duplice finalità di ottimizzare gli investimenti e di far sì che la collaborazione e l’osmosi delle conoscenze diventi un processo naturale nello scambio e nel lavoro quotidiano dei ricercatori. È così, crediamo, che si creano le condizioni affinché le eccellenze si insedino in Ticino. E a proposito di eccellenze, voglio citare il primo progetto che troverà sede negli spazi di Taverne. Si tratta dell’Istituto Svizzero di Medicina Rigenerativa, il primo e al momento credo unico istituto in Svizzera specificamente dedicato allo sviluppo di nuove terapie sulla base delle cellule staminali.”

 

Dichiarazione dell'Arch. Giorgio Giudici, sindaco di Lugano e membro fondatore della FCRE

 

 “Come sindaco della città di Lugano e Presidente della Fondazione Cardiocentro Ticino ho accolto con entusiasmo il progetto di questa nuova Fondazione perché esso mi è parso ispirato dalle stesse idee di sviluppo che hanno segnato in questi anni tante scelte della nostra Amministrazione cittadina. Mi riferisco all’idea di un’organizzazione multipolare del territorio e delle attività che in esso trovano spazio. Mi riferisco anche alla convinzione che la ricerca applicata, il settore biomedico e delle biotecnologie, rappresentino per Lugano e per il Ticino una carta vincente, da giocare sul tavolo dello sviluppo scientifico, culturale ed economico del nostro territorio. Lo sviluppo di un polo della ricerca è insomma un’opzione strategica importante. Sul modello dei parchi tecnologici, pensiamo al consolidarsi di un’aggregazione reticolare di realtà, un cluster di imprese accomunate dalla condivisione di un forte interesse per la ricerca medica applicata e per le biotecnologie. È nostra convinzione che il Ticino – e in particolare l’area luganese – sia in grado di offrire le condizioni ideali per un rapido e positivo consolidamento di questo settore: abbiamo le competenze, possiamo mobilitare le necessarie risorse, è già presente un tessuto produttivo contiguo e complementare – le molte realtà del settore farmaceutico –, possiamo contare su ottimi servizi di base, su un apparato burocratico e legislativo efficiente e snello. Tutto sembra insomma concorrere al successo di un’attività che avrebbe una ricaduta estremamente positiva sul territorio. Pensiamo a cosa significherebbe, per la nostra economia e per i nostri giovani, riuscire ad attrarre qui investimenti, intelligenze, laboratori e centri di ricerca di prestigio internazionale. Pensiamo cosa significherebbero, quei laboratori, quelle intelligenze, quegli investimenti, per la qualità della nostra medicina, per la qualità della nostra vita. Credo che le prospettive siano davvero ottime, ma occorre che ognuno faccia la sua parte. Occorre fare sistema, creare relazioni, presentarsi come un soggetto forte, autorevole, credibile agli occhi dell’investitore e anche di fronte all’ente pubblico. È l’impegno che si assume FCRE. Il nostro impegno, insieme con FCRE, è quello di creare le condizioni perché il progetto possa avere successo, cioè disporre quello che i biologi e i ricercatori chiamano ‘terreno di coltura’, per i piccoli e grandi progetti di ricerca e per le imprese che quei progetti sapranno sviluppare.”

 

Dichiarazione del Prof. dr. med. Tiziano Moccetti, direttore medico della Fondazione Cardiocentro Ticino e membro fondatore della FCRE

 

 “Abbiamo oggi, in Ticino, un sistema sanitario di qualità, una medicina di qualità. Ma la qualità non è data una volta per tutte. Non è per sempre. E noi vogliamo che il Ticino abbia una medicina di qualità anche domani, che ce l’abbiano i nostri figli e i nostri nipoti. Ciò sarà possibile solo se sapremo investire con intelligenza nella Ricerca e nella Formazione. Non ci sono altre strade, non ci sono scorciatoie. Si può avere una Sanità di seconda fascia, una dignitosa medicina di routine, una medicina di retroguardia, si può, ma non è quello che vogliamo. Se vogliamo una medicina e una sanità all’avanguardia, allora dobbiamo impegnarci nella ricerca e nella formazione. Per questo siamo convinti che l’avvio di un Master in Medicina sia un passo non più rinviabile, per questo intendiamo rafforzare il nostro impegno nella ricerca. Al Cardiocentro Ticino vi è consapevolezza, da sempre, che l’eccellenza clinica e la capacità di proporre la migliore assistenza possibile ai pazienti sono possibili solo se altri requisiti cardine dell’attività medica vengano ugualmente soddisfatti: la partecipazione in prima persona all’evoluzione del pensiero scientifico, l’aggiornamento professionale continuo e la formazione. Questa convinzione ci ha spinti a partecipare, negli anni, a studi multicentrici nazionali, europei o internazionali. In questo impegno, il Servizio di Ricerca Cardiovascolare, che chi vi parla aveva attivato ancor prima che nascesse il Cardiocentro, ha avuto e ha un ruolo di fondamentale importanza. È certamente anche grazie ai nostri sforzi nella ricerca che abbiamo potuto raggiungere il traguardo, straordinario per noi e per il Ticino, di essere riconosciuti come istituto associato da un’istituzione prestigiosa come l’Università di Zurigo. Siamo orgogliosi di questo traguardo, ma siamo anche consapevoli che esso ci pone delle responsabilità nuove, alle quali non possiamo sottrarci. La responsabilità, è quella di mantenere alto il livello del nostro lavoro, anzi, di migliorarlo sempre. Questo significa massima attenzione alla qualità della cure che offriamo al nostro paziente, ma significa anche portare avanti progetti di ricerca in modo continuativo, strutturato e coordinato. Ecco, la Fondazione FCRE ci consentirà di fare questo, ci consentirà di fare di più, e di fare meglio. Si fa di più, e si fa meglio, quando si riesce ad attivare delle sinergie, quando si lavora in rete, quando lo scambio delle esperienze e delle conoscenze diventa una prassi quotidiana. È questo, che ci aspettiamo succeda nei laboratori che FCRE metterà presto a disposizione della ricerca ticinese. Uno spazio per sviluppare start-up e progetti di ricerca, nell’ambito della biomedicina, della medicina traslazionale, delle biotecnologie; uno spazio dove ottimizzare le risorse e dove offrire ai giovani ricercatori una formazione di alto livello. Concludo ricordando che il Cardiocentro partecipa direttamente alla FCRE anche e soprattutto in funzione del futuro Master in Medicina, che arricchirà l’offerta universitaria del Ticino. Vogliamo avere, nel progetto del Master, un ruolo e un coinvolgimento importante. Per questo abbiamo la consapevolezza di dover mettere a disposizione personale docente di assoluto livello, medici capaci di offrire eccellenza clinica e, allo stesso tempo, fortemente coinvolti nella rete internazionale della ricerca. Solo così la qualità del nostro sistema sanitario potrà perpetuarsi e alimentarsi nel tempo, a vantaggio di tutti e delle generazioni che verranno.”


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